Questo libro è dedicato a uno degli oggetti più strani, quasi inclassificabile, del cinema di Pasolini, La rabbia (1963), un film che scuote alle fondamenta la fisionomia estetica e politica del proprio tempo, riuscendo contemporaneamente a evocare un altro futuro e a ridisegnare la grammatica del cinema che verrà. Ma non è tutto: La rabbia rappresenta un tornante decisivo – ma non di rado sottovalutato – della stessa traiettoria pasoliniana, ricalibrando anche l'idea di cinema che fin lì il regista aveva frequentato.
Sono allora due soprattutto le ragioni per interessarsi, ancora oggi, a un film come La rabbia: il primo, tutto interno all'opera del suo autore (scrittore, regista, poeta, critico e teorico del cinema); il secondo, invece, strettamente connesso alla capacità del film di sollevare problemi che interrogano tanto il mondo di cui racconta, quanto quello dei decenni successivi, sino a oggi.
Alessia Cervini insegna Teorie del cinema e Storia e critica del cinema all'Università di Palermo. Fra le sue ultime pubblicazioni: L'invenzione del cinema. Rappresentazione e grande guerra (2024), oltre alla cura de Il cinema del nuovo millennio. Geografie, forme, autori (2020) e de Il metodo (vol. I) di S.M. Ejzenstejn (2020).